[pantarei]
>Mollemente cullati sull'ala del turbine cerebrale, in un delirio parallelo, nuotando affiancati, fuggire senza riposi né tregue verso il paradiso dei miei sogni. <
 

mercoledì, 05 dicembre 2007

immemorialMente

dopo tanto un primo sabato qui \ con me solo foglie di menta \ inconsueto pomeriggio di studio \ dietro la finestra canti e fruscii di uccelli \ i rami neri e le foglie gialle dell’orto botanico \ i fili per i panni che avevo teso con mio padre \ con nella gola la malinconia imprescindibile di questa vita pendolare \ orizzonte pastello dietro le crete \ brevità della luce \ che stamani gonfiava un cielo bianchissimo \ ondate di sud a scaldare la stanza e accendere un quadrato rosso come vibrazioni esiziali di un atto di amore \ ricordi di raggi attraverso la spremuta di certi mattini \ mettevo la testa sott’acqua ma densità infinite rendevano il volto invisibile \  è più difficile nutrire sentimenti che non averne \ è amaro guardarli in faccia quando restano zitti \ il quesito senza risposta è disagio inaspettato \ mai scelte le strade più facili ma sempre fatto secondo il mio arbitrio \ per lavoro ricerco la negazione di una simmetria insita nell’universo \ parlarne appena svegli è lo stato di grazia in cui mi arrotolo \ tra le piume
 
l’uomo in più \ una spigola insonne all’acqua pazza \ secondo sabato senza partenze e una roma mancata \ mia amata città \ ha una tale consuetudine con il transito che ha nascosto i suoi segreti in un punto accessibile a chiunque \ per capirla basta amarla \ nel frattempo anche oggi il sole eiacula sull’ altra metà del letto \ perplessa \ un giorno intero senza dire una parola può essere intrigante \ se non ci si concentra sull’abbandono \ come quando restavo connessa ma altrove \ isolandomi facevo dell’assenza un blasone e della perfezione un demone \ una vita immaginaria con una sfilza di eteronimi \ alcuni dei quali maschili \ imperversando in spazi non coniugati \ come i nonluoghi urbani di cui tanto si parla per dare motivo all’architettura \ alle prese con un presente ossessivo senza nostalgia né speranza \ la vita è na strunzata, aniè \ come l’orizzonte che da te si allontana \ quando non hai una meta
 
Resto tra gli alberi
verso l'interno
lontana dagli altri
con una rosa al polso
ci sono luoghi muti, luoghi fermi
dove annusi lo spazio eterno
io sono un nido sui rami d'inverno
 
sono visibile
chiaro e pulsante
un cuore esposto
sono una gioia infinita e urlante
sono un brivido esteso all'universo
che rimane fermo
sono un nido sui rami d'inverno
 
percepisco le foglie cadere
toccare il terreno
guardo i fumi bianchi densi come il marmo
sospesi nel buio
 
resto tra gli alberi
di un'altra stagione
seguo i movimenti celesti dietro ai segnali
di ali aperte che spostano l'aria in cielo
 
nei giorni di freddo
la luce attraversa i campi
niente è nascosto
solo linee precise su fondi bianchi
io conto le piume rimaste
che fanno di me un ventre materno
sono un nido sui rami d'inverno
 
percepisco le foglie cadere
toccare il terreno
guardo i fumi bianchi densi come il marmo
sospesi nel buio
 

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l albero de pazzi

mercoledì, 03 ottobre 2007

I feel I exist on the boundaries

ho dormito in case che non esistono più \ impastate e riplasmate nel continuo divenire dei luoghi passati \ dei legami slegati \ accessibili ormai solo dalla memoria perché inesistenti cancellate o interdette \ così lontane \ certe mie stanze \ e colori francesi di un blu malinconico e sorprendente dietro un bianco socchiuso \ rifugio rosso per imbuti temporali nel dolce dolore del dormiveglia \ lunedì mattina e il primo eurostar già nebbioso sul binario \ non lontano da un tepore da lasciarsi in fretta

 

convivo ormai con pensieri senza destinatario \ eleganti e muti \ inutile bellezza non condivisa \ come accomodarsi in una verde milonga \ senza una piazza un inverno continentale e una febbre alta \ una luna piena di luglio \ la più bella dell’anno \ la moglie di antonioni si è detta contenta che una luna così bella avesse salutato la morte del marito \ lavori in corso nell’edificio che gira prima del palazzo \ e foglie gialle a cascata dalle finestre vuote \ d’estate \ nella strada un autunno estemporaneo \ istantanee in ritardo \ scattate e nascoste in questa stanza mozza

 

himeros e pathos \ dice platone \ il desiderio fisico che si appaga nell’atto e la struggente nostalgia per l’irraggiungibile \ i pensieri si impigliano all’alba nel silenzio delle vele \ trastullo d’altrove \ ci piace cadere dentro cose che siano così dettagliate, esatte e verosimili da sostituire la vita per intero \ per ore minuti giorni ci dimettiamo da noi stessi \ consegnandoci a una finzione più bella e attraente o più inospitale \ purchè sia più esatta \ meno confusa della vita \ un vino rotola in bocca senza preoccuparsi

 

la stanchezza rivela cose invisibili al ritmo di sempre \ come se la comodità nutrisse l’ovvietà \ sua omologa \ e per le sorprese occorressero aritmie

 

 

I feel I exist on the boundaries

Somewhere between science and art

art and architecture

public and private

east and west

always trying to find a balance between these opposing forces

finding the place where opposites meet.

 

c u p i o   d i s s o l v i

 

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l albero de pazzi

venerdì, 11 maggio 2007

policentro

vita a derive parallele \ collasso del sistema molteplice di risorse reciproche \ cerco l’impossibile \ trascuro invisibili privilegi \ l’inquietudine resta sempre dietro le colonne d’ercole ma non è più a suo agio nel congelare il presuperamento \ cade in facili attribuzioni di limiti al contesto \ insegue le vite che vorrei un randagismo che sfianca \ prima di scendere conto su di te \ icona libertina del possibile \ baluardo contro le convenzioni dell’amore \ regina dell’accidia \ nel dolore la risorsa di nascondigli romani \ ascese spiraloidi di ghisa nera (e la torre non è d’avorio ma di specchi) \ mio multiplo benessere riflesso \ mobile umore sul nastro che ci porta underground \ and up \ al centro del mondo un latte di mandorla nutriente il digiuno endorfinico \ le vite degli altri \ solo una notte fa ero atene e tu sparta \ laconico trainer di spiriti di sacrificio \ la poesia rimbalza attratta dalla luce non si accorge del vetro \ intanto la bellezza è erogata a perdere sui lungarni in cerca d’argento \ senza anello mancante \ tengo in stand by un cervello che ottimizza e chiuderebbe il rubinetto \ se non si fosse capaci di accarezzare solo capelli per la durata di un disco di einaudi \ tempo e durata \ costante senso di spreco \ l’orizzonte si allontana se non si ha una meta \ senza requie senso d’altrove \ percepita dall’esterno è invidiabile a settori \ mistero bohemièn della parte assente \ non immaginano mai quale solitudine \ quale difficile costante corsa alla ricomposizione di un uno di frammenti \ quante immagini evocate senza destinatario \ nel momento sbagliato \ come viaggiare sempre senza poter scattare una foto
invece è disarmante capire che siamo
solo un passaggio di ombre
che si perdono se perdono il cuore
Se chiudo gli occhi
posso arrivare
a prenderti.
Mi allungherò sino
a dove sei tu.
 ...qualunque sia la distanza.
Io ti verrò a cercare quando il buio tenta
di far risaltare la tua assenza.
 
Difficile è trovarsi ora,
più facile è perdersi.
 
Perdona se non sono ancora
dove sei tu.
 

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l albero de pazzi

martedì, 28 novembre 2006

in un luogo di mare imprecisato

è dove ti incontrerò sempre / il luogo di mare imprecisato / in cui ci spartiamo le immagini effimere del dormiveglia / tra treni capotes api e Maldive / scadenze e pantaloni a tre gambe / questo ti rende speciale / al di sopra di ogni reset che indissolubilmente attraverso / non c’è soluzione ai passaggi tra un mondo e l’altro / dolce stillicidio malinconico / bicicletta sulla banchina e i colori addormentati dell’alba continentale / sei sempre più capace tu di salutare / mentre i miei pensieri perdono tempo / l’amore ispira le sorprese / e i sensi restano arrotolati in un quadrato / sbilanciato da un lato
 
per puro compiacimento estetico tua ansia meccanicistica / adriatica / la mia allegria apocrifa / lunga abitudine a scorrere tra elusività e reticenza / eterna deriva tra l’indiretto e il superficiale / passiamo / vedi fermo uno spazio dove la notte prima qualcuno ha fatto l’amore / semovente agile liquiforme guscio d’argento spagnolo adesso inaccessibile / vuoto di chi è altrove / mentre ancora non conosco gelidi i letti blu ventosi / davanti al mare
 
million dollar hotel o portiere di notte / poi risme di uomini deprecabili / slot affollati di anime abiette / la tata dei marchesi doria / tollerare forze dell’ordine e ripudiare caino / i tuoi e i miei fantasmi / le tue e le mie fantasie / danzare in quale spazio nude / generose impreviste assolute / simmetrico a me / un letto un libro un albergo / indeciso se pensarmi / mentre rivedo hygieia col suo piatto di creta e avvolto il serpente / di Genova niente / si vede solo dal mare / solo ancora qualche volta accorgermi / inseguita / di non riconoscere la mia ombra / sui muri
 
e così sei grande / e vuoi esprimerne la compiutezza / che in gesto reversibile non si risolve / ma nell’essere e nel tempo / proiettato all’orizzonte come il tuo / ma orientale e immanente il mio / che perfeziona e non possiede / che sembra incurante di un disegno più vasto / ansia del divenire / non t’accorgi / che l’uno contiene l’altro all’infinito / mentre non decido ancora come è bene fare / per riuscire a esserci / proprio come morire / era uno di quegli eventi così intrattabilmente / spigolosamente certi / che non sapevo bene dove metterlo nel quotidiano possibilismo di questo amore / su due solite parallele di metallo verso nordovest / o nel futuro di una prospettiva letteraria da un balcone
 


guardo fuori ed è l’alba
come fuggono le ore da qui
e ci dobbiamo salutare
c’è un’altra giornata d’amore da preparare
Mio amore
Il tuo cuore è un mare calmo
e non basta una sola notte
per attraversarlo
sono pronta per riaverti
ancorato al mio respiro
mentre il sole svanisce
e l’ombra disegna il tuo profilo
Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle
se tornerai domani
saprò darti quelle perse
e lascerò che tutto sia sospeso
fino a quando non ci rivedremo

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l albero de pazzi, le cittĂ 

lunedì, 18 settembre 2006

tregua d'acqua

siena / raro notturno rientro / a testa bassa svelta trascino il rollìo / il buio non nasconde la noia del luogo ritrovato / solo il bagliore d’oro ritmato e un po’ teen dei passi sull’asfalto / penso all’ingiusta condizione di donna in nonluogo urbano notturno / all’assurdità del fattore di pericolo determinato dal colore più o meno sgargiante dei capelli / con la mente sparo / sparo al cavallo spregevole di un pantalone fallocrate che accampa diritti su una creatura incustodita / ripenso alla partenza venerdì mattina / producevo il consueto rollìo affrettando i passi ancora piacevolmente nudi / guardavo il cielo sopra san marco / il viaggio basso e rapido delle nuvole mentre perdere il treno era ancora una ipotesi germinale
 
torino / all’arrivo consegno l’ultima estate che indosso / la pelle inutilmente dorata nella luce di un cielo esangue / non è così che ci si sente a casa / penso / ma mi ostino a passeggiare nella poesia di questa pioggia asfaltata / attraverso la piccola festa d’oltralpe / la valse d’amelie in diffusione e un tenero crepuscolo / tiersen tra le spezie profumate e sorrisi lievi / ignari / l’importante è non girare l’angolo / dove restano solo un deserto di pioggia e un prematuro effetto notte
 
un viaggio troppo lungo raccoglie pericolose aspettative / insensate / gli effetti della disillusione della pretesa devastanti / come i giri esacerbati di isolati in fuga / atti vandalici contro lo smacco di un microcosmo infranto / come uscire dalla rabbia come lasciarsi alle spalle il disappunto prima che degeneri? / un teatro mi protegge dalla città / rifugio senza alternative ma bisogno catartico di passaggio / poi è solo musica apocalittica nello stomaco a spremermi gli occhi e il posto vuoto in attesa accanto / vacante / come parlare di un’ennesima eccezione? / come sentirsi credibile ad altri punti di vista? / risme da accartocciare fuori dal nido / non sarò io a sbucciarti le nocche / non più
 
genova è ferita / ancora tutta da capire come il senso di un viadotto piantato nell’anima / condivido con te le mie imprescindibili analogie / adesso ho la luce inglese / ma voglio solo traslocare nel silenzio dei pesci / dove ti ho invitato a portarmi / lune giganti e infinite forme e colori di una grazia sottovetro / sembianze di sogni / cui manca solo la libertà
 
Vorrei imparare dal vento a respirare,
 dalla pioggia a cadere,
 dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
 e avere la pazienza delle onde di andare e venire,
ricominciare a fluire.

Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare
a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi
per giorni, mesi, anni
in cui ti senti come uno che si è perso
 tra obbiettivi ogni volta più grandi.

Succede perché, in un instante tutto il resto
diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me,
succede perché fingo che va sempre tutto bene
ma non lo penso in fondo.

Torneremo ad avere più tempo, e a camminare
per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male,
per avere la pazienza delle onde di andare e venire,
e non riesci a capire .

Succede perché, in un instante tutto il resto
diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me,
succede anche se il vento porta tutto via con se, vivendo
e ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire

postato da infinitoniente, 02:07 | link | commenti (18)
le cittĂ 

mercoledì, 09 agosto 2006

roma è vicina al mare

creatura insofferente / ti porto con me / divido con te quel che dispongo di bellezza / ti presto le mie vie di fuga / sfidando la tua ostinata insoddisfazione che mi imprigiona / nel surrogato della colpa di una condizione fortunata / che è solo attitudine al piacere / ricerca del volo / non sei mai sola ricordi / c’è il dàimon / prenditi il letto del mio migliore amico / ti regalo le sue mani / ti fanno respirare profondo tra i nostri sorrisi / senti il vento della città / raccontami gli strati costruttivi alleggeriti di una cupola leggendaria / un contrabbasso è sdraiato in campo dei fiori / la dimora turrita ha due spirali nere e tanti specchi / si può salire / prova a vivere di immagini / belle almeno quanto quelle che evoca il tuo scavo / dove non arriva la natura c’è l’esercizio
43° 55′ 0′′ N
42° 27′ 15′′ N
41°54'39"24 N
 
tre latitudini / tre parti di me e lo stesso mare / il cielo enorme di roma / vuota e sdraiata sotto la partenza mattiniera in moto / la cristoforo colombo adalberto libera pier luigi nervi i pini mediterranei / dune profumate / aquiloni sulla spiaggia discorsiva e leggera nel digiuno dei pensieri / salmastri
 
interpreti ogni fenomeno considerando l’eterna mutevolezza / rivaluti in me estremità di idee / stime di esistenze / ogni volta rinascerei per questo / perché difendi i miei antagonisti da me / perché mi fai guardare dove non voglio / perché critico in te quello che ci accomuna / mi ricordi i bordi dell’immagine / dove le antenne in cima ai palazzi di roma che si sveglia sono indiani schierati o ricordano i capelli di un calvo / filtri le parti e dimensioni l’equilibrio / perché mi perdòno sempre / con distacco / apparente
Lei è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c' è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l'anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m'accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

Forse se, forse se, porta ad esitare
Io vengo dall'errore, uno solo
Del tutto inadatto al volo
E anche se vedo il buio, così chiaramente
Io penso la bugia affascinante

E non mi accorgo che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è  torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

Lei è qua, lei è qua come, radioattività
Che mentre c'è da osare,
Uccide lo spettacolo carnale
Cinque pianeti, tutti nel tuo segno
Il fallimento è un grembo e io ti attendo

Mentre ti scordi che puoi respirare
Che sono il sovversivo
Tuo sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

postato da infinitoniente, 00:13 | link | commenti (6)
le cittĂ 

lunedì, 24 luglio 2006

l'accidia ripete il bianco

mi chiedi cosa mi piace di quei posti / ti incanta la confusione orizzontale con cui tutto arriva al mare/ io ho amato i tre colori dominanti / l’identità di campagna e mare / i profumi selvatici i temporali istantanei / i sapori di mare e di oliveti / la freschezza esoterica della notte nel suono del   v  e  n  t  o
 
leggevo indolente di te / distesa tra i due scafi filanti come lame / del piccolo catamarano / candidi / come la vela e le altre vele / e il costume / e gli ombrelloni a cipolla del circolo nautico / sempre più lontano / cremlino fatto di   v  e  n  t  o
 
stordita dal risveglio prematuro dei lunedì d’oriente / pilota automatico nel paesaggio soleggiato / affetta da depressione da riviera / ogni volta lasciarsi l’adriatico nel retrovisore alla volta di una città impolverata di palio / insofferenza pensosa con ricorrenze di bianco / la triumph spitfire millecinque / i sassi levigati / il sonno leggero e litoraneo tra le tende rigonfie di aria salmastra / sulla porta aperta della stanza la figura bianca e dritta del cane attento / i bicchieri color anice / lo chemisier di seta / le lenzuola fruscianti al sole sul tetto piano / le lunette delle unghie / le città mediterranee più belle / penso a girasole che girano al contrario / impossibili militano nel mondo immaginario che rivendico da esule di ruolo / astratta tanto / che il viaggio assorto non fa caso al silenzio della radio / i più notevoli se ne stanno in piedi tra le due carreggiate a scorrimento veloce / gialli solisti per un gioco di semi e di   v  e  n  t  o
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore
— ci si risveglia come in un acquario —
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dài oro ai più vasti sogni,
stagione che poni la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.
 

postato da infinitoniente, 23:18 | link | commenti (8)
est est est

mercoledì, 19 luglio 2006

lunghe assenze dalle assiduità / nulla da spiegare dopo aver riflettuto a lungo su come spiegare / importanze / tracce maculate e tirrene e polveri contro la luce di una roma sempre lontana / amoroso viaggio maremmano fino all’ultima spiaggia / dogana pontificia / verde selvaggio e oro grano / tagliato metallico / il resto è aperture blu / il corpo cosparso di farina nera e cristallina / scintillano doni di telline in mano tua come perle che conserverò / l’infinito è in un vasetto di marmellata alle arance amare apparso al momento giusto / nel profumo repentino del temporale / nel miracolo del vento notturno che svela una luna apposita / nella polpa elegantemente cruda di mare nella bocca / nel regalo di una deviazione termale del viaggio di ritorno / complice bellezza che ritorna come il caso intona una stessa canzone
Besame, besame mucho
Como si fuera esta noche la última vez
Besame, besame mucho
Que tengo miedo, perderte, perderte después

Quiero sentirte muy cerca
Mirarme en tus ojos verte junto a mí
Piensa que tal vez mañana
Yo ya estaré lejos muy lejos de ti

postato da infinitoniente, 22:44 | link | commenti (4)
l albero de pazzi

mercoledì, 28 giugno 2006

mi hanno detto che il fuoco è blu

partire in fretta anzitempo quasi fuggire / quasi senza sonno / ribellarmi alla notte ondulata tra euforia e disperazione / esasperazione e gloria / isterico dispetto converte la pigrizia di fondo e il rammarico marino di un viaggio a nordovest mentre è troppo estate / l’ex capitale mi attende amichevole / come amate sembianze sulla mutevolezza di un volto / mentre percepivi la mia fuga la seguivi con l’anima / blu di noi / tenda agitata dal finestrino controluce proiezione cobalto sulla gamba destra / celeste viaggio litoraneo leggendo candido / voltaire è la pazienza di attraversare una campagna che non mi parla / la distanza di torino dal mare / poi i miei occhi stanchissimi nell’amore della nostra cena fasciata di luce arancione / e un prendersi sempre nuovo l’indomani / eleganti su locomozione radical chic / accompagnare o essere / una sposa secca chiusa da una zip / un gaffeur trucido sosia di sergio rubini / godermiti nella tua sociologia rotonda / capisci il mio spirito / anche tra i giochi pirotecnici / i fuochi silenziosi arcobaleno / le preferenze di viaggio le velleità le discipline i punti fermi i punti mobili / le idee le attitudini il policentrismo le radici / l’impulsività la presunzione l’interpretazione il gioco l’insofferenza la vanità / la cronaca di una partita di calcio, remoto sottofondo ritmato dall’amore improvvisato sul divano / i nomi dei cani
 
 
temporale addosso fino a confondere cielo e fiume / canottieri blu o rossi sul Po monocromatico / amabili racconti dalla corea e una fitzgerald impastata alla pioggia / galleggio bagnata nello scenario / lontana / immersa / lontana / anche dallo scenario / innocentemente fumano / io ti divoro nella testa nei piedi nel cuore / mi forzo a considerare il colore solo una percezione di luce riflessa da un oggetto sui nostri occhi / ma tu / dormi principessa mia / ti sei riposata? / quando osserviamo il colore grigio i nostri occhi si trovano in una condizione di equilibrio / ma sabbie bianche / atomiche / il piacere risale la pianta dei piedi come da bambina la mia mano affondata nella povere di riso nel portacipria / acqua calma opalescente turchese / piccolo golfo selvaggio di toscana felix / con le ciminiere / sorgeranno altimetrie nostre / intanto parole di fuga / di bianco vestita / credi che esista un ordine nelle cose che culmina in un disegno? / ci diamo nell’eterno equilibrio instabile degli opposti / filo di scozia / risalire facendo il giro più lungo / per scivolosa-mente soffocare / sovrapposti al nostro discutere i castelli della repubblica / fino allo skyline che ti commuove / non cambio niente della mia vita / ma inizio a comprendere la tua corsa dell’anima / esplorazione cosmica / nostalgia di ogni istante
 
E’ un volo!
E tu dimentica!
Dimentica la morte!

postato da infinitoniente, 02:23 | link | commenti (6)
l albero de pazzi

mercoledì, 31 maggio 2006

variabili identiche

dietro i cristalli nell’alfabitacolo / ovattami fratello il viaggio impercettibilmente supersonico / luce incolore tenue lussuosa mi sottolinea l’avorio generale / le mie braccia la camicia diafana il volume aeriforme della gonna di fango / corolla raccolta attorno / le unghie purissime il diamante tra le dita / interpreto un’adeguata fragilità / e distante dai colori del sangue e del fuoco / lo sguardo a linee montuose neutre e brulle e lunari in un senso di forme d’infanzia / come memoria d’inverno dove riposa il pane

 

correre prima di sera è solo respiro e fiori controsole tra le ciglia e pollini sospesi / e cavalli in lontananza e ricordi di bosco umido e ricerche luccicanti tra le foglie / evocazioni olfattive verde tenero / purtroppo questo ti lusinga / come i miei gelsomini / ho detto miei

 

non so in quale forma voglio esserci / non questa / questa no / sarebbe ideale e bella e completa / ma non può essere costretta / quindi lasciamola incontaminata al potere della mente / non mi piace origliare disperazioni troppo umane / al sicuro / in apnea / attraverso una porta chiusa a chiave / borse che volano / segni di prese addolorate sulle tue braccia / colpevoli di pluralismo / non fa per noi / la libertà è molto meglio / se te ne accorgi sa di bianco / la tua inquietudine insaziabile genera trame tanto esteticamente elevate quanto autodistruttive / la mia insistenza è scritta molto bene / non si cancella / nel cielo sopra bodrum e  tra mille sandali

 

mare al vento / obliquo tardo pomeriggio lungo di ombre / il vento fasciato di parei mi avviluppa sulla torre di salvataggio / cielo gonfio di luce / guardo una muta nera lucente volteggiare su una tavola appesa a un aquilone / dentro c’è un uomo / l’estate è un nodo di cotone giallo / già addosso

 

rosso di fragola blu di curacao / fiaccole e stelle affollate / mostro una lingua bicolore / occhieggio schivi enigmi da rettile / la marea abbrevia la distanza tra i corpi sfrenati nella musica e una danza adriatica liquida e sensuale / penso alla sponda di fronte / non so se si stanno divertendo anche di là / mentre noi distesi nel variabile spazio di confine / triclinii candidi su zucchero di canna / parliamo parlo / i capelli serpeggiano rameici salmastri / qualcuno di noi ha in mano una mia caviglia / qualcosa inconsapevolmente ricalca la cicatrice tra il sandalo e la pelle / mordo un cubetto di ghiaccio / ti penso

 

 

 Prima dell'alba potrebbero sorprenderci
rapiti da un sogno
dove nitide acque divorano i nostri passi
sulle rive di Morfeo
ci stanno accerchiando ed avanzano
con passo accorto come belve in agguato
Fuggi Romeo il tempo è tiranno
non è d’usignolo ma d' allodola il canto

sguardi voraci si avventano
sul fiero pasto senza decenza
Prima dell’alba potrebbero sorprenderci
rapiti da un sogno
dove nitide acque divorano i nostri passi

 

postato da infinitoniente, 00:51 | link | commenti (7)
la fo/r/lie bergere